குடும்பத்தின் நாட்குறிப்பில்

di Micaela Paris

L’attesa

L’ATTESA. Oggi è un anno esatto. Un anno da quando ti abbiamo finalmente conosciuto in quella foto che Marco, Olivia e Serena ci hanno mostrato con le lacrime agli occhi … Tu non lo sai ma questo ultimo anno hai vissuto con noi, nei nostri cuori, nei nostri pensieri… Queste settimane sono durissime perché aspettiamo ogni giorno una chiamata da Marco o Manuela, che puntualmente non arriva! Ma noi non demordiamo:ogni giorno è quello buono, io non smetterò mai di svegliarmi e aspettare che il telefono suoni. Ti amo tanto, la tua mamma.

LA PARTENZA. Malpensa, Terminal 1, pista di decollo 35 destra. Tra un giorno e mezzo ti vedremo per la prima volta. Ieri è stata una giornata faticosa, tuo padre lavorava e io ho pulito tutta la casa, ho messo in ordine la tua cameretta. Poi ho cominciato a fare le valige: che disastro, alla fine ero davvero sfinita … Arriva a casa papà dal lavoro e cosa scopro? Per fotocopiare tutti i tuoi documenti al meglio ha “spinzato” quelli più importanti con i timbri tra una pagina e l’altra! Sono impazzita. Ho cominciato a urlare: “Cosa hai fatto???La sentenza, il NOC l’affidavit”. Lui, bianco come un cencio mi dice un timido “Non si poteva?”… ha preso la macchina e ha girato le cartolerie della Brianza per trovare la pinzatrice della misura giusta e abbiamo riassemblato il tutto … che paura!

L’INCONTRO. Alle 10.00 eravamo in Istituto … alle 11.15 non avevamo ancora visto nessuno. Almeno tutto quel tempo è servito a rigettare quel pianto che mi assaliva … Poi siamo saliti e a quel punto è scomparsa la tensione, non vedevo l’ora di incontrarti, tutti i dubbi che mi avevano assalito (gli piacerò, mi piacerà, saremo capaci di essere i genitori che si merita) erano svaniti, sono corsa dietro alla Miss e ti ho visto: un colpo di fulmine … ci hai accolto con un mezzo sorriso, non sembravi molto convinto … ti abbiamo regalato un leoncino di peluche. Ad un certo punto sei sparito, ti abbiamo cercato e ti abbiamo trovato sulle scale intento a mettere i sandali: volevi andare via, anzi venire via con noi!

DURANTE. … ieri è stata una giornata molto faticosa, mi hai sfidato tutto il giorno e avevi una rabbia a cui sorridevo, ma che “dentro” mi faceva paura. … (in albergo) siamo davvero molto annoiati, i giochi (anche quelli nuovi) non sono più sufficienti. La temperatura troppo alta ci permette di uscire solo alle 16.30 e per il resto della giornata paghiamo la noia … … prima volta nel tuo lettino! Non ti piace perché io vado via quando dormi. … oggi ti abbiamo punito, so che hai bisogni di amore e comprensione: ma io non sono Gandhi!!!! … sei un gioiellino di bambino e noi siamo sempre più innamorati di te!

EPILOGO. Oggi sono andata in Tribunale a ritirare la sentenza definitiva di adozione. E’ stato emozionante, quando sono uscita dalla cancelleria mi sono seduta su quella sedia che ci aveva ospitato diverse volte e ho pianto. Un pianto liberatorio, di gioia. Ripensavo al primo giorno insieme: come eravamo diversi! Io e papà ci illudevamo, desideravamo essere già una famiglia, che tu ci potessi già sentire tuoi genitori. Ora vedo chiaramente quello che deve essere stato il tuo profondo disagio, la tua paura … e noi come ebeti ubriachi non l’abbiamo capita. Lo vedo ora, che è passato un po’ di tempo, che siamo una famiglia.

M.G.A.

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