Intervista a una famiglia di Mehala ospite alla cerimonia di consegna dei diplomi.
Quando una famiglia di Mehala parte per incontrare il proprio figlio porta sempre con sé emozioni, attese e un carico di speranza difficile da raccontare.
Grazie ad Andrea, Arianna e Louis, però, il viaggio verso il Burkina ha avuto un significato in più per la nostra associazione e per chi sostiene i nostri progetti: la visita all’Atelier for Future.
Quello che fino a quel momento era stato solo un nome, una descrizione su carta, un insieme di foto e report, si è trasformato in volti, mani che lavorano, stoffe colorate, sorrisi timidi ma orgogliosi.
La loro testimonianza racconta lo stupore di vedere un luogo vivo, pieno di energia, dove ragazzi e ragazze costruiscono davvero il proprio futuro attraverso la sartoria, l’arte e la falegnameria.
Sono stati così gentili da concederci una breve intervista. Ascoltiamo le loro parole.
Cari neo-mamma e neo-papà, iniziamo da voi: come state? Se doveste scegliere una parola per descrivere questo momento della vostra vita, quale sarebbe?
Arianna: Energia. Quella che serve, Ho anche un nuovo motto da questa settimana: “pronti, PAZIENZA, via!”.
Andrea: Direi la stessa parola. Io e Luis siamo molto fisici nei giochi, e quindi sto facendo esercizi che non avevo mai fatto prima: vuole essere preso in braccio, sollevato, lanciato… ecco perché il papà ha bisogno di energia.
E tu come stai, Louis?
(Louis sorride, ma è troppo indaffarato: ci mostra la moto di Lego con cui sta giocando e resta in braccio al papà ad ascoltare ciò che ci raccontiamo).
Prima di partire conoscevate l’Atelier solo attraverso i racconti, le descrizioni sul sito e i prodotti che arrivano per i nostri mercatini. Cosa avete provato nel vederlo finalmente dal vivo?
Andrea: È stato emozionante. Conoscevamo il progetto di Mehala e quando Cécile, la referente, ci ha proposto di partecipare alla cerimonia dei diplomi abbiamo detto subito di sì: ci tenevamo a vedere di persona ciò che fino ad allora era solo raccontato o visto in foto.
Arianna: Siamo arrivati mentre stavano ancora preparando la festa nelle aule: i ragazzi stavano allestendo ed esponendo tutti i lavori realizzati durante il corso. Abbiamo visto abiti, orecchini, mensole, mobili, dipinti, I ragazzi erano emozionatissimi e le ragazze indossavano vestiti bellissimi confezionati da loro stesse. Si vedeva che ci tenevano tantissimo: alcune erano così emozionate da avere le lacrime agli occhi.
Com’era organizzata la cerimonia dei diplomi?
Andrea: Erano presenti varie autorità che hanno lodato il progetto e soprattutto il lavoro dei ragazzi, anche Cécile, la referente, e gli insegnanti hanno speso belle parole per gli studenti.
Dopo i saluti, le sarte hanno fatto una sfilata con i vestiti cuciti da loro: stessa stoffa, modelli diversi, c’erano anche alcune mamme, tutte emozionate. Poi sono stati consegnati i diplomi e i kit agli studenti.
Che cosa contenevano i kit consegnati ai ragazzi?
Arianna: Alle sarte è stata consegnata una macchina da cucire a pedali, stoffe, metro a nastro, squadra e strumenti per tagliare e misurare. Ai falegnami pialla, sega, squadra e metro. Tutto il necessario per iniziare davvero.
Come vi sono sembrati gli ambienti dell’Atelier?
Arianna: Semplici, ma ordinati, decorosi e puliti, la stanza del cucito era anche quella in cui avevano allestito il rinfresco.
Che cosa vi ha colpito di più dei ragazzi?
Arianna: L’orgoglio. Le ragazze erano fiere, emozionate: una di loro, mentre raccontava come aveva realizzato il suo abito alle autorità e ai familiari, teneva in braccio la sua bambina neonata. Lì ho capito quanto questo progetto sia stato importante per dare a entrambe una possibilità in più nella vita.
Andrea: La normalità. Dopo la consegna dei diplomi abbiamo ritrovato i ragazzi a chiacchierare fuori dall’Atelier, sul motorino, proprio come capita spesso anche qui in Italia agli studenti dopo la scuola. Una scena semplice, ma potentissima.
Avete parlato con qualcuno di loro?
Arianna: Sì, alla fine della cerimonia abbiamo chiesto se potevamo acquistare qualcosa, ho comprato una borsa meravigliosa fatta da una delle ragazze: era felicissima! Ha voluto fare una foto con me e ho capito che essere stata scelta l’aveva resa molto orgogliosa del suo lavoro.
Cosa vi ha lasciato quell’incontro?
Andrea: Vedi le persone, e quello fa la differenza, non è più un progetto anonimo: ho guardato quella persona negli occhi, ho visto il suo sorriso mentre riceveva il diploma e ho capito che la formazione può cambiare la vita di un giovane.
Arianna: Penso alla ragazza con la neonata: senza quel diploma cosa avrebbe potuto fare? Invece ora ha un’opportunità di emanciparsi.
Cosa direste a chi sostiene l’Atelier senza averlo mai visto o a potenziali nuovi sostenitori?
Andrea: Che questo progetto cambia la vita delle persone. Per le vie di Ouagadougou abbiamo visto tanti giovani e adulti vendere prodotti ai margini della strada, ma i ragazzi dell’Atelier hanno una marcia in più: la professionalità, grazie alla formazione e agli strumenti che hanno ricevuto.
Arianna: Direi che non è una donazione fine a se stessa: è una donazione che crea qualcosa che ha un futuro, è un circolo virtuoso: dai lavoro agli insegnanti, dai opportunità ai ragazzi… e un giorno magari saranno loro gli insegnanti.