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Novità da Mehala

Inaugurato un nuovo parco giochi di Mehala in Nepal

Il nuovo progetto di un parco giochi Benedetta’s Smile in Nepal, che molti di voi hanno sostenuto con generosità, è arrivato alla sua conclusione e oggi possiamo raccontarvi cosa è successo, cosa è stato costruito e soprattutto cosa è cambiato per i piccoli che ogni giorno frequentano la scuola Shree Janata Secondary School - Lalbandi Municipality.
Fino a poco tempo fa la struttura non aveva nessun tipo di area ricreativa, nessun luogo sicuro dove i bambini potessero giocare, correre, muoversi e socializzare. Ma oggi, grazie anche al vostro sostegno, la situazione è completamente diversa: un angolo prima inutilizzato è diventato un parco giochi colorato, sicuro e pieno di vita!


In sei mesi sono stati installati scivoli doppi, altalene, seesaw, un monkey climb, un merry-go-round e perfino un trampolino, tutto su superfici anti-trauma, pensate per proteggere i bambini e permettere loro di giocare in libertà.
Gli insegnanti ci spiegano che i bambini hanno iniziato a usare il parco fin dal primo giorno, con un entusiasmo che ha contagiato tutta la scuola: “hanno più voglia di venire a scuola, e questo spazio è diventato uno dei luoghi più frequentati e amati dell’intero complesso scolastico”, raccontano.
Il progetto non si è limitato a installare attrezzature, ma sono stati attivati corsi di formazione per insegnanti e membri del comitato scolastico, che ora sanno come gestire il gioco in modo sicuro, come organizzare attività inclusive, come intervenire in caso di piccoli incidenti.
Il 12 aprile 2026 si è svolta la cerimonia di inaugurazione, che ha riunito insegnanti, genitori, rappresentanti del municipio e naturalmente tutti i bambini: è stato un momento di festa, ma anche un passaggio simbolico importante con cui il parco giochi è stato consegnato ufficialmente alla comunità, che ora ne è responsabile e orgogliosa.
La partecipazione del presidente del Ward Chairperson of Lalbandi Municipality Ward No. 14 e delle autorità locali ha dato ulteriore forza al progetto, mostrando che il lavoro fatto ha valore non solo per la scuola, ma per tutto il territorio.
Oggi possiamo dire che Benedetta’s Smile ha raggiunto pienamente i suoi obiettivi: ha trasformato, dopo l'India e il Burkina Faso, un vuoto in uno spazio vivo e inclusivo, ha dato ai bambini un luogo dove giocare in sicurezza, ha migliorato l’ambiente scolastico, ha rafforzato la motivazione degli studenti e ha creato un modello replicabile anche in altre scuole della regione.


Da parte nostra vogliamo dirvi grazie, perché ogni sorriso che nasce in questo parco giochi, dedicato alla memoria
della nostra Benedetta, è anche merito vostro.

    L'Atelier attraverso i nostri occhi

    Intervista a una famiglia di Mehala ospite alla cerimonia di consegna dei diplomi.

    Quando una famiglia di Mehala parte per incontrare il proprio figlio porta sempre con sé emozioni, attese e un carico di speranza difficile da raccontare.
    Grazie ad Andrea, Arianna e Louis, però, il viaggio verso il Burkina ha avuto un significato in più per la nostra associazione e per chi sostiene i nostri progetti: la visita all’Atelier for Future.

    Quello che fino a quel momento era stato solo un nome, una descrizione su carta, un insieme di foto e report, si è trasformato in volti, mani che lavorano, stoffe colorate, sorrisi timidi ma orgogliosi.
    La loro testimonianza racconta lo stupore di vedere un luogo vivo, pieno di energia, dove ragazzi e ragazze costruiscono davvero il proprio futuro attraverso la sartoria, l’arte e la falegnameria.
    Sono stati così gentili da concederci una breve intervista. Ascoltiamo le loro parole.

     Cari neo-mamma e neo-papà, iniziamo da voi: come state? Se doveste scegliere una parola per descrivere questo momento della vostra vita, quale sarebbe? 

    Arianna: Energia. Quella che serve, Ho anche un nuovo motto da questa settimana: “pronti, PAZIENZA, via!”.
    Andrea: Direi la stessa parola. Io e Luis siamo molto fisici nei giochi, e quindi sto facendo esercizi che non avevo mai fatto prima: vuole essere preso in braccio, sollevato, lanciato… ecco perché il papà ha bisogno di energia.

     E tu come stai, Louis? 
    (Louis sorride, ma è troppo indaffarato: ci mostra la moto di Lego con cui sta giocando e resta in braccio al papà ad ascoltare ciò che ci raccontiamo).

     Prima di partire conoscevate l’Atelier solo attraverso i racconti, le descrizioni sul sito e i prodotti che arrivano per i nostri mercatini. Cosa avete provato nel vederlo finalmente dal vivo? 

    Andrea: È stato emozionante. Conoscevamo il progetto di Mehala e quando Cécile, la referente, ci ha proposto di partecipare alla cerimonia dei diplomi abbiamo detto subito di sì: ci tenevamo a vedere di persona ciò che fino ad allora era solo raccontato o visto in foto.

    Arianna: Siamo arrivati mentre stavano ancora preparando la festa nelle aule: i ragazzi stavano allestendo ed esponendo tutti i lavori realizzati durante il corso. Abbiamo visto abiti, orecchini, mensole, mobili, dipinti, I ragazzi erano emozionatissimi e le ragazze indossavano vestiti bellissimi confezionati da loro stesse. Si vedeva che ci tenevano tantissimo: alcune erano così emozionate da avere le lacrime agli occhi.

     Com’era organizzata la cerimonia dei diplomi? 

    Andrea: Erano presenti varie autorità che hanno lodato il progetto e soprattutto il lavoro dei ragazzi, anche Cécile, la referente, e gli insegnanti hanno speso belle parole per gli studenti.
    Dopo i saluti, le sarte hanno fatto una sfilata con i vestiti cuciti da loro: stessa stoffa, modelli diversi, c’erano anche alcune mamme, tutte emozionate. Poi sono stati consegnati i diplomi e i kit agli studenti.

     Che cosa contenevano i kit consegnati ai ragazzi? 

    Arianna: Alle sarte è stata consegnata una macchina da cucire a pedali, stoffe, metro a nastro, squadra e strumenti per tagliare e misurare. Ai falegnami pialla, sega, squadra e metro. Tutto il necessario per iniziare davvero.

     Come vi sono sembrati gli ambienti dell’Atelier? 

    Arianna: Semplici, ma ordinati, decorosi e puliti, la stanza del cucito era anche quella in cui avevano allestito il rinfresco.

     Che cosa vi ha colpito di più dei ragazzi? 

    Arianna: L’orgoglio. Le ragazze erano fiere, emozionate: una di loro, mentre raccontava come aveva realizzato il suo abito alle autorità e ai familiari, teneva in braccio la sua bambina neonata. Lì ho capito quanto questo progetto sia stato importante per dare a entrambe una possibilità in più nella vita.

    Andrea: La normalità. Dopo la consegna dei diplomi abbiamo ritrovato i ragazzi a chiacchierare fuori dall’Atelier, sul motorino, proprio come capita spesso anche qui in Italia agli studenti dopo la scuola. Una scena semplice, ma potentissima.

     Avete parlato con qualcuno di loro? 

    Arianna: Sì, alla fine della cerimonia abbiamo chiesto se potevamo acquistare qualcosa, ho comprato una borsa meravigliosa fatta da una delle ragazze: era felicissima! Ha voluto fare una foto con me e ho capito che essere stata scelta l’aveva resa molto orgogliosa del suo lavoro.

     Cosa vi ha lasciato quell’incontro? 

    Andrea: Vedi le persone, e quello fa la differenza, non è più un progetto anonimo: ho guardato quella persona negli occhi, ho visto il suo sorriso mentre riceveva il diploma e ho capito che la formazione può cambiare la vita di un giovane.

    Arianna: Penso alla ragazza con la neonata: senza quel diploma cosa avrebbe potuto fare? Invece ora ha un’opportunità di emanciparsi.

     Cosa direste a chi sostiene l’Atelier senza averlo mai visto o a potenziali nuovi sostenitori? 

    Andrea: Che questo progetto cambia la vita delle persone. Per le vie di Ouagadougou abbiamo visto tanti giovani e adulti vendere prodotti ai margini della strada, ma i ragazzi dell’Atelier hanno una marcia in più: la professionalità, grazie alla formazione e agli strumenti che hanno ricevuto.

    Arianna: Direi che non è una donazione fine a se stessa: è una donazione che crea qualcosa che ha un futuro, è un circolo virtuoso: dai lavoro agli insegnanti, dai opportunità ai ragazzi… e un giorno magari saranno loro gli insegnanti.

    Completato il parco giochi in Nepal

    Anche il Nepal ha il suo parco giochi Benedetta's Smile

     

    Nei mesi di marzo e aprile il progetto Benedetta’s Smile ha raggiunto un traguardo importante: il nuovo parco giochi della scuola di Lalbandi, in Nepal, è stato finalmente completato e i bambini hanno iniziato a usarlo ogni giorno! Le attrezzature sono state installate in sicurezza e l’area è ora pienamente fruibile, trasformando lo spazio scolastico in un luogo più accogliente, dinamico e a misura di bambino.

    Fin dai primi giorni gli insegnanti hanno notato, nei loro piccoli alunni, un cambiamento importante: più entusiasmo, più movimento, più sorrisi. Il parco giochi sta diventando un punto di riferimento per la socializzazione e il benessere dei bambini, che ora hanno finalmente uno spazio sicuro dove correre, giocare e crescere, e la scuola ha iniziato a supervisionare l’area e a guidare gli studenti verso un uso corretto delle strutture.

    Grazie al sostegno dei donatori, aprile ha segnato la conclusione di una fase importante del progetto: il parco giochi è quasi pienamente operativo ed è diventato parte della vita quotidiana della scuola.
    Entro i prossimi due mesi verrà completato e organizzata l’inaugurazione ufficiale insieme alle autorità locali e ai referenti della nostra associazione: un momento simbolico che permetterà alla comunità di celebrare questo nuovo spazio dedicato ai bambini e a noi di ricordare la nostra amata Benedetta.
    Il progetto prosegue ora con il monitoraggio dell’area e con il lavoro con insegnanti e scuola per garantire che il parco giochi rimanga un luogo sicuro, curato e integrato nelle attività educative.

     Se vuoi saperne di più, scopri cosa abbiamo realizzato in Burkina Faso, in India e in Nepal. E siamo già pronti per un nuovo progetto!

    La storia di Roshan e grandi novità dal progetto Il sogno di crescere

    Un anno di sfide per i bambini e i ragazzi dello Shelter di Neev in India 

    Buone notizie dallo shelter di Neev: tutti i ragazzi della 10a e della 12a classe hanno superato gli esami scolastici con buoni risultati.
    Un traguardo raggiunto con impegno e costanza: dei ragazzi in primis, degli operatori che ogni giorno si dedicano alla loro crescita, ma anche di tutti coloro che, attraverso le donazioni, li sostengono e li supportano a distanza.
    Gli ingredienti? Frequenza scolastica regolare, studio quotidiano, lezioni di recupero al mattino e al pomeriggio, supporto personalizzato per chi fa più fatica. I bambini più piccoli hanno seguito lo stesso ritmo, con attività di lettura, fonetica, comprensione e progetti scolastici che hanno scandito le loro giornate.
    Un importante aiuto è arrivato grazie all’attivazione del laboratorio di informatica, finalmente completato e attivo. Per molti bambini era la prima volta davanti a un computer, ora stanno imparando a scrivere, a cercare informazioni, a capire come funziona il mondo digitale.
    Accanto allo studio, lo sport ha avuto un ruolo fondamentale. I ragazzi hanno praticato calcio, cricket e Kho Kho (uno sport tradizionale indiano, un gioco di squadra in cui un gruppo di giocatori corre per evitare di essere toccato dagli avversari, mentre altri, seduti in fila, si alternano rapidamente per dare il cambio ai compagni che inseguono), con due di loro che hanno partecipato ai campionati del Maharashtra a livello statale, conquistando il terzo posto.
    Dentro questo quadro fatto di numeri, attività e progressi, c’è una storia che ha segnato profondamente quest’anno: quella di Roshan.

    Roshan è arrivato allo shelter con un passato troppo pesante per la sua età: un padre malato di HIV, un fratello maggiore in lotta con la dipendenza, una madre che lavorava quanto poteva, ma non riusciva a garantire la necessaria sicurezza economica.
    A Neev Roshan ha trovato una routine semplice: colazione, scuola, gioco, qualcuno che lo chiama per nome: una normalità che per lui era già un cambiamento enorme.
    Poi è arrivato il dolore alla schiena, le visite, la diagnosi che ha messo tutti in allarme: un tumore vicino alla colonna vertebrale. È stata necessaria una lunga e impegnativa operazione, seguita da un percorso di riabilitazione ancora più delicato: giorni di esercizi, di fatica, di paura, ma anche di incoraggiamenti e presenza costante. La scuola non si è fermata: appena è stato possibile, lo shelter ha attivato l’home schooling e Roshan ha potuto continuare a studiare e restare in contatto con i suoi compagni, con i suoi tempi e senza rischi per la sua ripresa.
    Oggi Roshan cammina quasi normalmente, partecipa alle attività, ride con gli altri, si arrabbia quando perde a carrom (un gioco da tavolo indiano in cui, con un colpo delle dita, si spingono piccoli dischetti nelle buche agli angoli della tavola: una specie di “biliardo con le dita”, molto amato dai bambini), si impegna nei compiti. I medici hanno confermato che il tumore è curabile e non servirà la chemioterapia: una notizia che ha fatto tirare a tutti un respiro di sollievo.

     Anche tu puoi contribuire a migliorare la vita di questi ragazzi, visita la pagina dedicata → Progetto "Il sogno di crescere - Shelter di Neev"

    Iniziano i nuovi corsi di Atelier for future 2026: “L’avvenire nelle nostre mani”

    A Ouagadougou, Burkina Faso, poco distante dal centro della città, Mehala, in collaborazione con i referenti locali, ha creato Atelier for Future, uno spazio in cui i giovani trovano la possibilità di crescere professionalmente e creare il proprio futuro, grazie ai corsi di formazione che verranno attivati nel 2026 e coinvolgeranno in totale 12 ragazze e 3 ragazzi.

    Nei locali allestiti grazie ai contributi di tutti i sostenitori del progetto e alla Tavola Valdese, trovano posto il laboratorio di sartoria con le sue 15 postazioni, ognuna dotata di una macchina da cucire, mentre il cortile coperto ospita il laboratorio di arte dove i ragazzi e le ragazze impareranno a valorizzare i loro talenti e la loro creatività, e quello di saponificazione dove realizzeranno saponette al burro di karité.
    Accanto alla formazione tecnica, il percorso prevede incontri di sensibilizzazione dedicati ai temi cruciali dell’adolescenza, per offrire ai ragazzi uno spazio di crescita e consapevolezza, e negli ultimi tre mesi, verrà attivato un modulo di formazione commerciale e imprenditoriale, pensato per fornire strumenti concreti di gestione, promozione e vendita.

    Come sempre accade, al termine dei percorsi di formazione, l’intera dotazione (macchine da cucire o altri “strumenti del mestiere”) verrà donata alle ragazze e ai ragazzi, permettendo loro di continuare a lavorare anche da casa o negli istituti che li accolgono.
    I 15 giovani selezionati per i corsi di quest’anno provengono da famiglie vulnerabili o istituti della città e, a chi vive lontano, viene fornita una delle biciclette che abbiamo donato loro nel 2024, indispensabili per raggiungere il centro di formazione senza difficoltà. 
    Le lezioni si svolgeranno dal lunedì al venerdì, dalle 8.00 alle 16.30, alternando teoria e pratica. Ogni giornata include un pasto e uno spuntino, così da garantire un ambiente sereno e accogliente.
    Già dopo i primi mesi, i ragazzi inizieranno a vedere i frutti del loro lavoro: i loro prodotti saranno venduti nei mercati locali, generando un primo reddito diretto. Ma l’obiettivo di Mehala è poter vedere presto le loro creazioni negli eventi e nelle feste che organizzerà per i soci e per i sostenitori del progetto. È un ciclo virtuoso che sostiene le ragazze e i ragazzi e, allo stesso tempo, alimenta il progetto.

    Puoi offrire ai ragazzi dell’Atelier non solo materiali, ma la possibilità concreta di imparare un mestiere e costruire il proprio futuro.
    > SCOPRI QUANTO “VALE” il tuo contributo e scegli di fare la differenza

    Le dolci uova di Mehala regalano solidarietà

    Un uovo oggi per un sogno domani!

    Per un regalo originale e solidale quest'anno scegli le uova di cioccolato di Mehala, preparate dalla Pasticceria Giotto in collaborazione con il carcere di Padova.
    In questo modo sosterrai "storie di riscatto" che aiutano a costruire desideri di emancipazione, ma soprattutto contribuirai ad acquistare macchine da cucire per il nostro grande progetto Atelier for Future in Burkina Faso.

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    Ogni confezione da 180g contiene 6 ovetti di cioccolato: tre al latte e tre fondenti, finemente confezionati in un astuccio porta-uova.
    Offerta attesa per ogni confezione 16,00 €.

    Puoi effettuare la tua offerta:

    •  Al momento del ritiro.
    •  Bonifico bancario IBAN: IT32S0306909606100000005717 presso Banca Intesa Sanpaolo intestato a “Associazione Mehala - Sostegno Infanzia e Famiglia - APS” Causale: Erogazione liberale per il progetto Atelier for Future
    •  Paypal - Causale: Erogazione liberale per il progetto Atelier for Future

    Due progetti, un unico gesto di solidarietà

    A Ouagadougou in Burkina Faso, molti giovani vivono in condizioni di estrema vulnerabilità, spesso senza la possibilità di proseguire gli studi o imparare un mestiere. È qui che nasce Atelier for Future, uno spazio dove la passione per la sartoria, la falegnameria e le arti plastiche diventa uno strumento di riscatto sociale.
    Ogni anno lo staff dell’Atelier individua circa 15 ragazze e ragazzi che provengono da istituti, famiglie affidatarie o da contesti familiari svantaggiati. Questi giovani seguono un corso di un anno, focalizzato principalmente sulla sartoria e sulla falegnameria, con l'intento di offrire loro la possibilità di imparare un mestiere e costruirsi un futuro concreto.
    Dal 2005 la Pasticceria Giotto lavora nel carcere Due Palazzi di Padova, fianco a fianco con i detenuti, guidando loro in un percorso formativo e professionalizzante nell'arte pasticcera. L'obiettivo è che il lavoro in carcere sia un ponte tra il mondo fuori e dentro e diventi uno strumento riabilitativo concreto.

    Con la donazione contribuirai, con un unico gesto, ad entrambi i progetti.

    Un morso goloso, storie di rinascita.
    Regala solidarietà con Mehala!

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