NON SONO SOLO NUMERI
Alcuni risultati si raccontano attraverso le storie. Altri emergono con forza dai numeri, che ci mostrano quante persone hanno potuto costruire un nuovo inizio grazie all'aiuto di tutte le persone che sostengono i nostri progetti.
Da gennaio a oggi le strutture protette sostenute da Mehala, grazie alla partnership con APEIRON, CASANepal e la Safe House di Sindhuli, hanno accolto complessivamente 104 donne sopravvissute alla violenza e 36 bambini. Tra loro, 62 donne e 30 minori sono arrivati per la prima volta nelle strutture, trovando non soltanto protezione, ma la possibilità concreta di ricominciare.
Dietro questi numeri ci sono storie di paura, coraggio e rinascita. Ogni donna ha potuto contare su un percorso personalizzato che unisce supporto psicologico, assistenza sanitaria, consulenza legale, formazione professionale e accompagnamento verso l'autonomia.
Nei primi sei mesi dell'anno sono state realizzate 400 sessioni di counseling psicosociale; inoltre, 99 donne e 47 bambini hanno ricevuto assistenza medico-sanitaria e hanno potuto partecipare ad attività educative, terapeutiche e ricreative che aiutano a recuperare fiducia in se stessi, sviluppare nuove competenze e immaginare un futuro diverso.
Un tassello fondamentale di questo percorso è rappresentato dall'indipendenza economica: durante il semestre, 8 donne hanno trovato un lavoro grazie ai percorsi di formazione e orientamento professionale. Per chi ha vissuto situazioni di violenza, un impiego non rappresenta soltanto una fonte di reddito, ma significa poter scegliere, decidere e costruire la propria vita in autonomia.
Il numero che racconta meglio il senso di questo lavoro è però un altro: 76 donne hanno concluso il loro percorso di reintegrazione, iniziando una nuova fase della propria vita. Il sostegno, tuttavia, non si conclude con l'uscita dalle strutture: attraverso 132 attività di follow-up, le donne sono state accompagnate anche dopo la reintegrazione, per consolidare i risultati raggiunti e prevenire nuove situazioni di vulnerabilità.
Anche i bambini restano al centro dell'intervento. 35 minori hanno frequentato i centri educativi delle strutture protette e 14 bambini reintegrati hanno ricevuto materiale scolastico per proseguire il proprio percorso di istruzione, perché proteggere una donna significa spesso proteggere anche il futuro dei suoi figli.
Leggi la storia di Tamu
Tamu e la forza di ricominciare
Tamu, 27 anni e madre di tre figli, viveva nel distretto di Ramechhap. Il suo matrimonio era già segnato da difficoltà: il marito faceva uso frequente di alcol e contribuiva poco al sostegno della famiglia. La situazione è precipitata quando, durante il settimo mese di gravidanza, il fratello del marito, sotto l'effetto dell'alcol, ha cercato di avvicinarla in modo inappropriato all'interno della sua casa. Sebbene il marito sia intervenuto per fermarlo, da quel momento il clima familiare è peggiorato rapidamente. Invece di sostenerla, il marito ha iniziato a parlare di separazione e a prendere le distanze da lei, lasciandola in una situazione di crescente vulnerabilità.
Dopo aver denunciato l'accaduto, Tamu è stata accolta in una casa protetta. Anche dopo il parto, però, la famiglia non ha voluto riaccoglierla. Due dei suoi figli sono stati affidati alla sorella, mentre lei è rimasta con il bambino più piccolo e, successivamente, è arrivata presso CASANepal.
Qui ha intrapreso un percorso di supporto psicologico, formazione professionale e rafforzamento delle competenze personali che le ha permesso di ricostruire gradualmente fiducia e autonomia.
Oggi Tamu ha un lavoro che le consente di mantenersi e di prendersi cura del figlio. Il percorso non è stato semplice, ma le ha permesso di tornare a guardare al futuro con maggiore stabilità e consapevolezza delle proprie capacità.