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Novità da Mehala

Le dolci uova di Mehala regalano solidarietà

Un uovo oggi per un sogno domani!

Per un regalo originale e solidale quest'anno scegli le uova di cioccolato di Mehala, preparate dalla Pasticceria Giotto in collaborazione con il carcere di Padova.
In questo modo sosterrai "storie di riscatto" che aiutano a costruire desideri di emancipazione, ma soprattutto contribuirai ad acquistare macchine da cucire per il nostro grande progetto Atelier for Future in Burkina Faso.

🐣 CLICCA QUI E PRENOTA LE TUE UOVA DI CIOCCOLATO

Ogni confezione da 180g contiene 6 ovetti di cioccolato: tre al latte e tre fondenti, finemente confezionati in un astuccio porta-uova.
Offerta attesa per ogni confezione 16,00 €.

Puoi effettuare la tua offerta:

  •  Al momento del ritiro.
  •  Bonifico bancario IBAN: IT32S0306909606100000005717 presso Banca Intesa Sanpaolo intestato a “Associazione Mehala - Sostegno Infanzia e Famiglia - APS” Causale: Erogazione liberale per il progetto Atelier for Future
  •  Paypal - Causale: Erogazione liberale per il progetto Atelier for Future

Due progetti, un unico gesto di solidarietà

A Ouagadougou in Burkina Faso, molti giovani vivono in condizioni di estrema vulnerabilità, spesso senza la possibilità di proseguire gli studi o imparare un mestiere. È qui che nasce Atelier for Future, uno spazio dove la passione per la sartoria, la falegnameria e le arti plastiche diventa uno strumento di riscatto sociale.
Ogni anno lo staff dell’Atelier individua circa 15 ragazze e ragazzi che provengono da istituti, famiglie affidatarie o da contesti familiari svantaggiati. Questi giovani seguono un corso di un anno, focalizzato principalmente sulla sartoria e sulla falegnameria, con l'intento di offrire loro la possibilità di imparare un mestiere e costruirsi un futuro concreto.
Dal 2005 la Pasticceria Giotto lavora nel carcere Due Palazzi di Padova, fianco a fianco con i detenuti, guidando loro in un percorso formativo e professionalizzante nell'arte pasticcera. L'obiettivo è che il lavoro in carcere sia un ponte tra il mondo fuori e dentro e diventi uno strumento riabilitativo concreto.

Con la donazione contribuirai, con un unico gesto, ad entrambi i progetti.

Un morso goloso, storie di rinascita.
Regala solidarietà con Mehala!

Il progetto Benedetta’s Smile arriva in Nepal

Dopo l'India e il Burkina Faso il progetto Benedetta's Smile approda anche in Nepal!

Sono iniziati in Nepal, nelle scorse settimane, i primi lavori che stanno preparando il terreno ad accogliere un nuovo parco giochi dedicato alla memoria di Benedetta e che grazie alla generosità di tanti amici e soci di Mehala ci stanno permettendo di creare un nuovo luogo dedicato ai bambini più bisognosi.

Il Nepal è un piccolo paese che soffre di persistenti povertà, disuguaglianza e carenze infrastrutturali, in particolare nel settore dell’istruzione, dove l’inclusività e l’accoglienza dei bambini negli ambienti di apprendimento rimangono limitate, soprattutto per i bambini nelle comunità rurali ed emarginate.

Nella provincia di Madhesh queste sfide sono più evidenti: le scuole spesso non dispongono di infrastrutture essenziali a misura di bambino, come parchi giochi, impianti sportivi e attività extracurriculari strutturate, limitando le opportunità di sviluppo fisico, sociale ed emotivo.

Il progetto che Mehala sta realizzando in collaborazione con Apeiron ODV risponde a queste lacune, promuovendo uno spazio di gioco sicuro, inclusivo e funzionale all’apprendimento che sorgerà all’interno di una struttura scolastica nel comune di Lalbandi.

Puoi scoprire di più e contribuire anche a rendere concreto questo progetto dalla pagina 👉🏽 Benedetta's Smile - Nepal

Punam: ago e filo per ricominciare

Punam è una giovane donna che è stata aiutata da CASANepal a ridare valore alla propria vita, dopo un matrimonio fatto di violenze e sottomissioni, oggi ha imparato un mestiere e a farsi rispettare.

Ciao Punam, vuoi raccontarci come ti sentivi quando sei arrivata a CASANepal?

Quando sono arrivata avevo paura di disturbare. Non parlavo molto, non riuscivo a dormire, e durante i pasti restavo in silenzio. Mi sentivo come se non avessi il diritto di essere lì. Ogni decisione mi sembrava troppo difficile. Quando mi proponevano di partecipare a qualche attività, rispondevo sottovoce: “Forse è meglio di no”. Venivo da un lungo periodo di umiliazioni e paura.

Ci racconti della tua infanzia?

Sono nata in un villaggio del distretto di Siraha, nella regione del Terai. Mio padre era malato e non poteva lavorare. Mia madre contava le monete per comprare il riso. Anche andare a scuola sembrava un lusso. Ho dovuto lasciare gli studi prima dell’esame di maturità. A 17 anni sono stata promessa in sposa a un uomo di un villaggio vicino.

Com’è stato il tuo matrimonio?

Non come avrei voluto. Mi sono trasferita a casa del marito, dove vivevano anche i suoi genitori e diversi cognati. Mi trattavano come una serva, non come una figlia. Mi dicevano che non valevo niente, che ero solo una bocca in più da sfamare. Le aspettative su di me erano tante, ma il rispetto era pochissimo.

Cosa è successo dopo?

Dopo circa un anno, sono iniziate anche le violenze fisiche. Mio marito era sempre più assente, aveva iniziato a bere e non contribuiva più alle spese. Un giorno, mentre ero in città per ritirare del denaro, ha iniziato a piovere. Mi sono fermata in un piccolo ristorante e lì ho incontrato per caso un cognato. Abbiamo mangiato insieme, solo per ripararci dal temporale. Non pensavo che qualcuno ci stesse guardando.

E poi?

Qualcuno ci ha visti e ha cominciato a spargere voci cattive nel villaggio. La famiglia di mio marito non ha voluto ascoltare spiegazioni. Mi hanno denunciata. Mio marito mi ha picchiata davanti a tutti e mi ha cacciata. I miei figli sono rimasti lì, senza di me. È stato il dolore più grande.

Come sei arrivata ad CASANepal?

All’inizio ho trovato aiuto dall’Organizzazione non governativa Mukti Nepal, ma potevano ospitarmi solo per poco tempo. Mi hanno però indirizzata ad CASANepal, dove ho potuto iniziare un percorso più completo. I primi giorni sono stati difficili, ma grazie al supporto psicologico e alla gentilezza delle operatrici, ho cominciato a respirare di nuovo. Ho iniziato a dormire meglio, a partecipare alle attività, e piano piano ho ricominciato a ridere.

Hai seguito anche dei corsi, giusto?

Sì, mi sono iscritta a un corso di sartoria. All’inizio ero insicura, avevo paura di sbagliare, le operatrici mi dicevano: “Non si impara se non si sbaglia, Punam”. Con il tempo, ho trovato sicurezza tra stoffe colorate e macchine da cucire. Le mie mani, prima rigide, sono diventate agili. La mia voce è diventata più chiara. “Quando cucio, mi dimentico di tutto”, ho detto un giorno mentre rifinivo una camicetta. Ho seguito anche un corso breve sulla produzione artigianale di incenso.

Hai scelto di tornare a casa. Come mai hai preso questa decisione?

Dopo qualche settimana, mia madre ha ripreso i contatti con me. Poi è arrivata anche la telefonata di mio marito. Voleva parlarmi. Il team del rifugio ha facilitato un percorso di counseling familiare. Ci sono stati silenzi, lacrime, tentativi di riconciliazione. Ma anche parole nuove, più rispettose. Ho preso una decisione difficile, ma consapevole: ho scelto di tornare a casa. Non più da vittima. “Ho imparato a dire quello che voglio. E ora so che valgo”, ho detto prima di partire.

E oggi?

Dopo aver completato il corso di cucito, sono tornata a vivere con mio marito e i miei figli. Lavoro da casa come sarta. Sono in contatto regolare con il CASANepal, che continua a sostenermi. Oggi sono una donna più serena, più stabile. Non ho dimenticato il dolore, ma ho imparato a trasformarlo e questo grazie a chi mi ha aiutato a farlo.

Se vuoi conoscere come dare speranza nel futuro alle donne che sostiene CASANepal, visita la pagina dedicata → Progetto "CASANepal"

Racconto di una giornata di festa allo Shelter di Neev in India

15 agosto – Giorno dell’Indipendenza al Neev Boys Shelter Home - a cura di Josef e Sofia

In occasione del Giorno dell’Indipendenza, il Neev Boys Shelter Home ha organizzato una giornata speciale di attività celebrative per i bambini e i ragazzi che vivono nella struttura e per alcuni ospiti esterni.
La casa è stata addobbata con palloncini tricolori e in diverse stanze è stato creato uno spazio per disegnare tutti insieme per terra.
In un’ atmosfera allegra e ordinata i bambini sono stati divisi in cerchi, e, seduti con pastelli e pennarelli, hanno partecipato ad una gara di disegno sul tema dell’India; alcuni dei ragazzi più grandi che vivono fuori dallo shelter, ma restano legati alla comunità, hanno aiutato e supervisionato creando un ponte tra le generazioni.
Durante la giornata, è nata anche una grande bandiera dell’India collettiva, realizzata utilizzando le impronte delle mani dei bambini intinte nei colori nazionali. Il risultato finale è stato appeso con orgoglio all’ingresso della casa, come simbolo della giornata.
Le premiazioni dei disegni hanno chiuso la mattinata. I più originali stati annunciati nella sala comune, tra applausi e curiosità da parte degli altri bambini e sono stati poi appesi negli ambienti della casa.
Il pranzo è stato il momento più atteso: è stato servito il chicken biryani in stile secco, tipico del Nord-Est dell’India, un piatto “comfort” paragonabile alle lasagne di casa nostra: saporito, avvolgente, festoso. I bambini hanno mangiato seduti ordinatamente per terra.
Alcuni conservavano il pollo per ultimo, altri finivano velocemente per poter tornare a giocare. Uno dopo l’altro, si alzavano in silenzio per buttare gli avanzi e i contenitori nel cortile, rientrando poi con ordine.
Oggi il Neev Boys Shelter Home accoglie 31 bambini e ragazzi. A occuparsi della loro crescita ci sono Jonathan e Pinky, una coppia che vive con loro nella struttura e coordina le attività quotidiane con impegno e continuità. Con loro lavora anche Kanta Kalaskar, conosciuta da tutti come “la nonna della comunità”, punto di riferimento affettuoso e rispettato, e la maestra Geeta Lobo, che segue la parte educativa e coordina molte delle attività. Il team è completato da collaboratori locali.
Il Giorno dell’Indipendenza è stato un’occasione per celebrare insieme, ma anche un esempio concreto dello spirito che anima ogni giornata nello shelter: condivisione, ordine, collaborazione e senso di appartenenza. 

Se vuoi conoscere meglio “Il sogno di crescere”, scoprire come dare sostegno e speranza ai bambini della casa-famiglia Neev, visita la pagina dedicata → Progetto "Il sogno di crescere"

 

Un grande segno, un grandissimo sogno

Di Ambrogio Panzeri - Il progetto Il sorriso di Benedetta, ecco il suo racconto.

“Grazie all’invito di Mehala, dove lavorava Benedetta, io e Giacomo siamo partiti a fine febbraio per l’India.
 Prima destinazione Chocine dove ci siamo fermati due giorni, poi ci siamo recati a Coimbatore per inaugurare ufficialmente l’area giochi dedicata ai bambini ammalati di tumore e che non avevano uno spazio per poter giocare.
Sulla terrazza di questa casa di accoglienza, fortemente voluta da alcuni volontari e benefattori, è stato creato questo spazio con tanti giochi perché i bambini qui passano diversi mesi, finchè dura la terapia, e non avrebbero possibilità di alloggiare altrove.
Prima infatti succedeva che non avendo posto in ospedale i bambini dormivano anche sui marciapiedi e per le strade in quanto abitavano lontani dall’ospedale o erano poveri e non potevano alloggiare altrove.
 
Poi ci siamo recati a Mumbai dove abbiamo visitato un orfanotrofio con 38 ragazzi tra i 7 e i 18 anni senza un genitore, orfani o abbandonati .
Tutte e due queste strutture collaborano con Mehala che le supporta con donazione di tanti amici e benefattori e con eventi sempre molto frequentati.
 
Abbiamo condiviso con loro momenti belli, con giochi, tombolate molto appassionanti, giri per i mercatini della città, tra l’altro in questo periodo c’erano diverse loro festività ed è stato magnifico: un miscuglio di colori, danze, musica un insieme di sensazioni che ci riempiva l’animo

Devo dire che è stato tutto bellissimo anche se il pensiero di Betta era sempre lì, presente, in ogni momento avevo la sensazione di averla vicino…
 
Sinceramente non pensavo di trovare tanta ospitalità, bella gente, rispettosa, educata nei loro gesti, le numerosissime bancarelle traboccanti di tanti cibi strani ma squisiti, il viavai frenetico di un supertraffico di motorini, tuctuc, macchine, camion, pullman dai più svariati colori.
 
Abbiamo anche visto angoli e stradine da far accapponare la pelle, mamme che dormivano sui marciapiedi, una con tre bambini piccolissimi e la gente che passava tranquillamente a fianco come se niente fosse, buchi fatiscenti fatti di legno e lamiere dove vivevano famiglie intere in mezzo a sporcizia e rifiuti, situazioni impossibili da credere se non viste.
 
E’ stato anche bellissimo viaggiare con mio figlio e condividere con lui questi momenti intensi, di gioia e di dolore, e che penso saranno indimenticabili per tutti e due.
Parlando qui coi referenti mi dicono di quanto Betta era tosta e scrupolosa , precisa e competente nel superare tanti scogli burocratici che tante volte le dogane o altri enti creavano.
 
Ho anche visto che c’è tanto bisogno nel mondo e ringrazio Mehala per questa opportunità che mi ha dato e mia figlia per essere stata un artefice nel volere un mondo migliore fatto di pace e di aiuto a chi vive nella sofferenza.
 
Tu Betta hai fatto un miracolo, hai dato una speranza a tanti bambini.
Sei passata su questa terra e hai lasciato un grande segno e un grandissimo sogno.
Si, non sei passata invano. L’amore che hai distribuito tornerà indietro e l’umanità sarà migliore anche grazie a te. I tuoi bambini, coloro ai quali hai donato una famiglia, sono qui a testimoniarlo.
Alle feste dell’associazione eri sempre circondata da un nugolo di ragazzini e ragazzine che ti adoravano e ti facevano tante feste.
Forse è facile per un padre scrivere quanto sia fiero della propria figlia, ma io lo penso veramente.
 
Mi piace terminare questa mia testimonianza col bellissimo detto che “chi vive per se stesso muore con se stesso, mentre chi vive per l’altro non muore mai…” 

In visita alla casa-famiglia Neev a Mumbai

Le famiglie Frigerio e Gallo Cassarino, in occasione del viaggio di ritorno in India dei loro figli hanno visitato lo shelter di Neev (Mumbai), che Mehala sostiene attraverso il progetto “Il Sogno di Crescere”, ecco il loro racconto.

“Il viaggio di ritorno in India, è l’occasione perfetta per visitare finalmente lo shelter di Neev a Mumbai.
All’arrivo incontriamo Johnathan, un membro dello staff, sua moglie Bharati, altri operatori e una trentina tra bambini (il più piccolo cinque anni) e ragazzi (il più grande 17).
La prima cosa che notiamo è che questi bambini e ragazzi sono tutti maschi, vivaci e sorridenti, ci sediamo nell’atrio e, come a scuola, facciamo un giro di presentazione in inglese (anche i più piccoli lo parlano).
Alla parete che si trova alla nostra sinistra, vediamo una grande bacheca e una mensola piena di medaglie e trofei sportivi, i ragazzi ci raccontano con orgoglioche sono stati vinti da loro durante i  tornei e le maratone cui partecipano durante l’anno.
Facciamo con loro una bella chiaccherata e scopriamo i loro sogni, “cosa vogliono fare da grandi”:  poliziotto, ingegnere, cuoco, YouTuber. 
Jonathan spiega che loro fanno di tutto per incanalare i ragazzi in un progetto concreto, e far comprendere loro che non devono lasciarsi scappare questa opportunità: soprattutto devono impegnarsi costantemente a scuola per raggiungere i propri obiettivi.
Finito questo momento i ragazzi si mettono a giocare (anche loro sono in vacanza perché le scuole sono chiuse) a carte, a calcio, a rincorrersi, mentre noi visitiamo la struttura partendo dalla cucina, dove le cuoche ci fanno assaggiare un chapati buonissimo.
Salendo ai piani superiori, scopriamo le stanze in cui dormono gli operatori e i bambini, l’aula computer, un piccolo locale all’ultimo piano, dove tutto è ordinato e riposto con cura in scatole personali. Qui c’è rispetto, attenzione, dignità.Gli oggetti e gli indumenti dei bambini sono in ordine, ben risposti in scatole chiuse in un locale all’ultimo piano.
Il progetto IL SOGNO DI CRESCERE non è solo un aiuto materiale, ma un ponte verso il futuro, un'opportunità concreta per questi giovani di costruire la propria strada.
Ogni gesto, ogni contributo, per quanto piccolo, può fare la differenza”.

 

 

 

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